Get Out – L’originalità di ” razza “

get-out

A Mind Is A Terrible Thing To Waste “

(Shrink – Get Out)

Lasciatemi passare il gioco di parole, se poco infelice o no lo lascio decidere a voi, e scusatemi per le numerose assenza ma avere un secondo blog e una vita privata e voglia di fare duemila cose rende tutto più complicato.
Detto questo, passiamo all’articolo, con spoiler, e iniziamo a parlare dell’ultimo film che ho visto al cinema.
Dell’ultimo bel film che ho visto al cinema: ” Get out “.

Scritta e diretta da Jordan Peele, precedentemente autore solo di film e programmi comici, la pellicola non è solo un ottimo film ma un grande horror capace di rivoltare, sorprendentemente, il genere, abbastanza stantio negli ultimi anni, utilizzando, anche, la risata.
L’originalità e la stranezza di ” Get out ” colpiscono lo spettatore allo stomaco dopo poco lasciandolo a riflettere anche dopo la fine dei titoli di coda su tutti i piccoli dettagli lasciati qui e li.
Nulla viene detto a caso, tutto si muove seguendo una propria logica giustificando, in una scrittura semplice semplice, una trama anche più complicata di quanto si direbbe.

Chris e Rose sono una coppia e si stanno preparando per andare a conoscere i genitori di lei.
Chris è un uomo di colore e Rose è una donna bianca.
Chris è preoccupato ma Rose lo tranquillizza e inizialmente il week end non è per niente male.
Tutto inizia a complicarsi piano piano, più Chris fa conoscenza con la famiglia di Rose più le cose ci sembrano strane, più il non razzismo dei partecipanti al party dei genitori ci sembra un razzismo al contrario divertente si ma tremendamente imbarazzante per il ragazzo.
Finito il primo tempo e iniziato il secondo, il primo era puramente una vera e propria preparazione a quello che vedremo, la tranquillità del week end si rompe, gli scheletri escono dalle scatole negli armadi, è proprio il caso di dirlo, e la minaccia si scopre completamente.
Il film si scopre completamente, punta ad un finale a senso unico che però non arriva mai e anzi cambia repentinamente donando, questa non è mia ma l’ho rubata, al pubblico e a Chris l’agognata vendetta.
Il film finisce prima però, c’è sempre tempo per una battuta.

La storia degli Armitage, famiglia di banchi non razzisti ma comunque cacciatori di neri, e della loro piccola società ci viene presentata, in maniera silenziosa tra fumi e giochi di specchi, per tutto il primo tempo con battute, molto e poco politically correct, ma mai tremendamente negative solo ingenue.
C’è interesse per Chris e la sua vita e la sua razza ma solo perchè sono finti perbenisti che si basano sui peggiori luoghi comuni, ci diciamo noi.
Eppure non è così e quell’ambiguità presenta nel primo tempo viene totalmente scoperta all’inizio del secondo con una metaforica e letterale apertura di un pacco nascosto e l’accensione di una tv e lo spiattellamento di tutto il film tramite un mezzo ormai conosciuto da tutti e ritenuto, da molti, simbolo di costante verità.
Non manca un certo umorismo nelle scene nella tv, sembra una pubblicità progresso, ma questo non ne diminuisce l’orrore.

La vita del nostro protagonista sembra segnata sino a quando il suo graffiare i bracci della poltrona per il nervoso, cosa già vista nel primo tempo, non gli procura una via d’uscita cambiando un film che sembrava già segnato, prevedibile ma non per questo meno bello.
Chris si rompe e nella sua spirale distruttrice scopriamo anche l’ultima parte ” importante ” del film che sino a quel momento era stata trattata, come al solito, silenziosamente e magistralmente.
Sembra esserci tempo per un ennesimo twist che però non è quello che almeno io mi aspettavo.
” Get out ” finisce e si esce dalla sala sorpresi e piacevolmente intrattenuti.

Il film non sarà un capolavoro, non sarà una pellicola perfetta ma sfrutta un’idea datata e attuale aggiornandola con un certo gusto e sapere comico, giostrando bene i tempi prima di liberare l’orrore più fisico.
Orrore fisico irraggiungibile sino alla fine del film, mantenuto sotto controllo dal potere della mente, da un trucco molto classico, l’ipnosi, rivisto graficamente con uno stile totalmente nuovo e un’idea filosofica alla base molto forte.
Un’idea presente anche in Chris ma completamente diversa da quella dell’autore: Chris si ritrova costretto a pensare alla morte di sua madre e alla sua passività durante l’evento.
Questo ragionare sulla passività di Chris però non è fine a se stessa, non è un semplice approfondimento sul personaggio, l’unico presente nel film direi, ma un elemento importante per portare sia alla scoperta finale della pellicola e sia per ampliare e chiudere definitivamente la storia.
Se Chris non avesse mai ripensato alla madre difficilmente sarebbe risceso dalla macchina per salvare Georgina: una donna colpita da una macchina stesa sul ciglio della strada.
Non vi ricorda la morte del cervo a inizio film?
Non vi ricorda la morte della madre di Chris raccontata dal ragazzo?

Nulla, in questo film, è stato fatto a caso.

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