Come scrivere un prodotto antologico o ad episodi

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“I racconti sono come le pallottole di un cecchino.
Rapidi e sconvolgenti.
In un racconto io posso trasformare il bene in male e il male in peggio e, cosa ancora più divertente, quelli veramente buoni in veramente cattivi.”

(Jeffrey Deaver)

Ieri, dopo aver finito di leggere ” Racconti del lato buio ” volumetto prodotto in America dalla IDW e portato da noi dalla Magic Press, mi sono messo a discutere con la mia ragazza dei prodotti episodici, delle serie antologiche e di tutte quelle opere che fanno parte dello stesso insieme che io riunirei sotto l’etichetta dei racconti episodici.
Che siano film, fumetti, libri o serie tv ogni genere è stato, almeno una volta, utilizzato per portare al pubblico un prodotto episodico riuscito o no.
Certo se guardiamo al passato più recente non ne vediamo molti, tolti i libri vero terreno fertile per questo tipo di prodotti, ma ultimamente, grazie a Netflix e ” Black mirror ” il genere sembra davvero essere tornato sulla bocca di tutti.
Seguendo l’esempio della serie inglese infatti, comprata recentemente da Netflix, abbiamo visto uno scarsissimo ” Easy ” sempre prodotto dal colosso dello streaming o siamo stati partecipi di un fiorire di questi prodotti sempre in tv per mano di Ryan Murphy e dei suoi vari prodotti televissivi sempre di stampo antologico.
Oltre questi, per via anche dell’effetto nostalgia, si è parlato tantissimo di un revival di ” Tales of the crypt ” o di ” Tales from the darkside ” progetto rifiutato e poi rimaneggiato per approdare su carta per la IDW creando, appunto, ” Racconti dal lato buio “.
Anche sul grande schermo però i film ad episodi non hanno smesso di nascere basta cercare i ” V/H/S ” e simili o il recentissimo “XX” che ho trovato però deludente.
Come avrete notato però, tolto ” Easy”, tutti gli altri titoli che ho citato, compreso ” Black mirror ” sono prodotti di stampo horror, tendenti all’assurdo, al fantastico e pronti a spaventare a colpire alle budella il pubblico.
Ormai i prodotti ad episodi o le serie antologiche sono legate a stretto contatto con gli incubi del pubblico e non esistono quasi più variazioni nel genere.
Lo stile cambierà di anno in anno o di episodio in episodio ma la base da cui gli autori partono è sempre e solo quella al momento.

Nonostante questa mancanza di cambiamento però questo genere di prodotto continua ad essere ripetutamente prodotto e acclamato dal pubblico.
Questo perchè pur con i suoi limiti e la sua partenza di base sempre uguale la possibilità di far parlare più autori, nei prodotti episodici, o il dover esplorare parti diverse della stessa materia, nelle serie antologiche, da la possibilità di creare sempre qualcosa di nuovo e di mai visto.
Sarà anche l’ambientazione e la base horror o fantastica ma difficilmente ci sarà mai un episodio uguale all’altro o anche solo simile: poter sondare e mettere in scena gli incubi delle persone apre la porta verso un mondo infinito di possibilità.
Tutte queste possibilità però non saranno sempre adatte allo schermo, piccolo o grande che sia, o non riusciranno a piacere a tutti portando quindi al grande e, forse, unico difetto di questo tipo di prodotti: la differenza di qualità tra gli episodi o le stagioni.
Quando infatti porti in qualsiasi forma la una grossa quantità è difficile che questa si risolva sempre e comunque per qualsiasi parte dell’opera in qualità.
In una serie da sei episodi è possibile trovarne tre buoni e tre no.
In un film di due ore con quattro racconti magari solo uno dei quattro è effettivamente valido.
Produrre un’opera del genere ti porta sicuramente a dare voce a più di un autore insieme ma non sai mai se quelle voci si uniranno in una bella melodia o se una appiattirà tutte le altre o quale, tra le tante, finirà nell’ombra.

Visti pregi e difetti vorrei, come vuole questo stesso blog, cercare di creare una piccola guida per creare prodotti di questo tipo.

  • In primis si deve scegliere lo stile con cui raccontare le varie storie o quantomeno si deve scegliere uno stile diverso per ogni storia.
    Questa distinzione deve essere fatta senza mezzi termini: o si sceglie uno stesso stile per tutti gli episodi e le stagioni o si sceglie uno stile diverso per tutti gli episodi e le stagioni.
    La mancanza di uno stile in generale danneggerebbe l’opera ma la mancanza di un’idea di conduzione dello stile sarebbe peggio.
    Non puoi avere due episodi con lo stesso stile e tre con uno stile diverso per esempio perchè romperebbe l’equilibrio che comunque dovrebbe esserci tra tutti gli elementi dellopera.
    Lo stile diverso o uguale serve proprio a mantenere un equilibrio tra tutti i vari pezzi dell’opera.
  • L’intero progetto dovrebbe avere, anzi deve avere sicuramente un’idea di base e, se vi va, un obiettivo.
    L’obiettivo serve per chiudere un cerchio alla fine della pellicola e per dare un senso di completezza e di unione di tutti gli elementi allo spettatore.
    L’idea alla base, invece, serve per avere un punto di partenza, una sorta di manifesto per i vari episodi o per le varie stagioni che si hanno in mente di produrre.
    Un punto di partenza e un punto di arrivo per definire meglio ciò che si vuole creare.
  • Ci sarebbe la possibilità di unire i vari episodi o le varie stagioni in una cornice più grande che alcuni potrebbero anche rendere un universo in sè.
    La cornice è presente in molti film episodici e, addirittura, nelle serie tv del genere sembra aver preso le sembianze di un vero e proprio universo che fa da contenitore a quelle stesse storie.
    Questa non è effettivamente importante, non sempre, ma io la trovo ottima per creare un’atmosfera generale e per trasportare il pubblico in un’altra atmosfera.
  • A questo punto basta seguire l’idea di base e l’obiettivo, se lo avete, e avrete il vostro prodotto episodico.

Io ho amato i “V/H/S” e molti episodi di “Black mirror” ma non sono minimamente contento dell’attuale china che ha preso il genere.
Davvero, l’ultimo “V/H/S” potrebbe aver ucciso l’intera saga e non sono cosìm d’accordo con i tanti, tantissimi futuri episodi di “Black mirror”.
Terrò le dita incrociate e spererò per il meglio.

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