Iron Fist – Un guerriero bambino

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“Cast away your childish needs.
Bury your mother.
Bury your father.
You belong to me and to me alone. You must submit, can you do it?

Then tell me who you are!”
“A child… touched by fire… delivered from heaven to become the greatest warrior, destined for victory.”

(Lei Kung e Iron Fist – Iron Fist)

Dareste mai ad un bambino delle forbici appuntite?
Dareste mai a vostro figlio un coltello in tenera età?
Potreste allenarlo, potreste dargli delle regole e insegnargli ad usarlo ma gli dareste comunque un’arma in mano?
Dareste a quel bambino un ” potere ” così grande?

Quando l’aereo della sua famiglia si schianta sulle cime dell’Himalaya e i suoi amati genitori passano a miglior vita Danny è proprio questo: un bambino.
Danny è un bambino buonissimo, è amato dai suoi genitori e in pochissimo tempo, in un battito di ciglia, perde tutto ciò che ha.
Si ritrova da solo, al freddo, costretto a chiamare aiuto nella neve prima bianca e ora rossa come il sangue.
Viene salvato dai sacerdoti di Kun Lun, viene allenato e diventa Iron Fist.
Lo vediamo quando torna a casa, quando cerca subito gli amici di un tempo e, ingenuamente, è convinto che tutti si ricordino di lui senza problemi.
Vediamo un uomo adulto, con un’ arma potentissima nelle mani, diventato un’arma potentissima che però è rimasto un bambino, un bambino troppo cresciuto.
Danny è ingenuo, tremendamente ingenuo e, soprattutto, è arrabbiato.
Allenato da maestri antichi come la storia, preparato al combattimento e al controllare i propri sentimenti fallisce in tutte queste cose: ed è così per volere di sceneggiatura.

Danny Rand, protagonista ed eroe della storia, torna a casa dopo un allenamento durato anni senza più affetti e senza più aver visto il mondo reale per tantissimo tempo.
L’allenamento dovrebbe averlo reso più forte, più equilibrato ma piano piano vediamo come Danny non sia minimamente forte spiritualmente.
Tutta la disciplina che gli è stata impartita attraverso precetti teorici e colpi fisici, come ci viene più volte fatto vedere, non è servita minimamente a forgiare un grande guerriero ma semplicemente ha bloccato Danny Rand all’età dell’incidente non risolvendo il trauma della morte dei genitori e bloccando, in qualche modo, il suo sviluppo.
Tutta la meditazione del ragazzo è completamente inutile: il suo animo non sarà mai in pace perchè non sa davvero chi è.
Danny è stato allenato per essere un’arma ma allo stesso tempo è rimasto bloccato all’età dell’incidente perchè non ha mai superato la perdita della madre e del padre.
Nessuno gli ha mai insegnato come muoversi nel mondo di tutti i giorni e come comportarsi con la gente normale.
Danny perde così tante volte la calma non perchè la situazione sia fuori controllo o particolarmente grave ma perchè un bambino non riesce ad affrontare neanche un problema piccolissimo senza dare inizialmente di matto.
Per di più, come ogni bambino con un certo ” potere ” che si rispetti, Danny è profondamente presuntuoso perchè è stato elevato sopra un piedistallo in qualche modo.
Davros, il suo compagno di allenamento, è identico a lui: alienato, irrequieto e profondamente presuntuoso quindi ottuso.
Armi viventi ma in un corpo di bambini.

Se durante la visione avete trovato Danny Rand fastidioso, piagnone e infantile allora avete perfettamente inquadrato il personaggio.

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